Fatti della Storia

La tomba di Gian Lorenzo Bernini

Una semplice tomba quella di Gian Lorenzo Bernini e nulla più.

Ma la tomba di Gian Lorenzo Bernini, marmo a parte che riveste quelli che non sono che dei comuni gradini, niente farebbe pensare all’importanza delle spoglie mortali, poste sotto quelle bianche lastre.

Se non fosse per le due iscrizioni latine, nulla farebbe pensare che sotto quel marmo riposi uno dei più grandi artisti di sempre: Gian Lorenzo Bernini.

Questo è il racconto della tomba di Gian Lorenzo Bernini.

La tomba di Bernini in Santa Maria Maggiore

Roma, basilica di Santa Maria Maggiore, quartiere Esquilino.
A destra dell’altare maggiore della più maestosa tra le basiliche cattoliche dedicate a Maria, solo un occhio attento può notare la presenza di una tomba, posta sotto il piano di calpestio.

In quel florilegio di arte e architettura, dove hanno lavorato i più grandi ingegni della storia con il medesimo scopo, magnificare il nome di Maria, quella sepoltura pavimentale quasi sfugge, perdendosi nella bellezza, nello sfarzo di quella basilica dedicata alla Vergine.

Solo l’epigrafe latina tradisce il nome di colui che riposa nelle profondità della chiesa, la cui costruzione, narrano le cronache del tempo, principiò all’indomani di un evento miracoloso, la nevicata del 5 agosto del 358 d.C.

Autoritratto di Gian Lorenzo Bernini all’età di 25 anni, immagine di dominio pubblico

Sul candido marmo, bianco come la neve, è stato scritto:
IOANNES LAURENTIUS BERNINI DECUS ARTIUM ET URBIS HIC HUMILITER QUIESCIT
In buona sostanza l’epigrafe recita Giovanni Lorenzo Bernini, gloria delle arti e della città, qui riposa umilmente.

E, in effetti, l’umiltà è evidente, incontrovertibile.

Colui che eternò papi, re, principi nella sublime sontuosità del marmo che Bernini rendeva più malleabile della creta, colui che con opere irripetibili, ancora oggi ammirate da milioni di persone, declinò semplicemente il Barocco, non ha altro che un’iscrizione a ricordarlo.

Non una tomba monumentale, nemmeno un sacello trascendentale. Solo delle lastre di candido marmo e due semplici epigrafi.

Alla prima, infatti, già menzionata, se ne aggiunge una seconda, posta immediatamente al di sotto che sempre in latino, ricorda come la nobile famiglia Bernini qui aspetti la resurrezione.

La scelta di Santa Maria Maggiore

Semplice. Gian Lorenzo Bernini e suo padre Pietro avevano il loro studio, fucina di mirabili ingegni e di capolavori unici, a pochi metri dalla basilica mariana.

In via Liberiana, dal nome di papa Liberio che dopo la prodigiosa nevicata fece iniziare i lavori per costruire la basilica di Santa Maria Maggiore, al civico 24, per la precisione, fin dal 1606, Pietro Bernini creò il suo studio, dove mosse i primi passi anche suo figlio Gian Lorenzo.

Dalla bottega di via Liberiana uscirono capolavori indiscussi come Il ratto di Proserpina, Il David o Apollo e Dafne.

Insomma, tre tra le opere più iconiche dell’artista napoletano; tre tra i più alti vertici della scultura barocca e non solo.

Nello studio a due passi da Santa Maria Maggiore, Gian Lorenzo Bernini rimase fino al 1642, ben oltre la morte del padre, avvenuta nel 1629.

Da via Liberiana si trasferì in via della Mercede, al civico 11. Non più un appartamento ma un vero e proprio palazzo, più consono alla fama che Bernini aveva oramai meritatamente raggiunto.

Foto di Maurizio Carvigno

Ma pur spostandosi altrove non dimenticò mai quella prima bottega; così come non scordò il rione dove quel suo primo studio sorgeva e quella rilucente basilica che si ergeva maestosa a pochi passi.

Per questo lasciò detto di essere seppellito in quella chiesa, dove già riposava il padre Pietro. La stessa che lo aveva visto impegnato e dove si era recato per pregare o, semplicemente, per trovare conforto, abbracciato da quel tempio di religiosità e meraviglia a cui lui stesso aveva contribuito.

Per questo alla morte di Gian Lorenzo Bernini, avvenuta in Roma il 28 novembre 1680, pochi giorni prima che l’artista compisse ottantadue anni, la richiesta dello scultore fu esaudita e nel modo più modesto e umile possibile: esattamente come aveva desiderato in vita.

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