Giovanni è il nome più diffuso, se ne contano ben ventitré, seguito da Gregorio, sedici in tutto. Leone e Pio, invece, si collocano rispettivamente al terzo e quarto posto con quattordici e dodici precedenti. Non stiamo dando i numeri, tranquilli, ma riportando solo alcuni dati relativi ai nomi dei papi più utilizzati nella storia.
Quello che segue, infatti, è un affascinante viaggio nella storia dei nomi dei papi. Un percorso nei meandri di una tradizione millenaria, in origine nata come un’opzione e divenuta, poi, un obbligo. Stiamo parlando dell’adozione da parte del neo papa di un nuovo nome, diverso da quello di nascita. Una scelta, oltretutto, dietro la quale spesso si cela un vero e proprio manifesto programmatico del futuro pontificato. Fu così per papa Bergoglio che assunse, sorprendentemente, il nome di Francesco.
Quella che segue è la storia dei nomi dei papi, un percorso che si dipana lungo diversi secoli, da Mercurio all’attuale Robert Francis Prevost.
L’ultimo in ordine di tempo, Leone XIV
Città del Vaticano, 8 maggio 2025. Sono trascorsi pochi minuti da quando, alle 18.07, la fumata bianca uscita dal comignolo della Sistina, ha annunciato l’elezione del 267° romano pontefice.
Ora il rigido protocollo dell’Universi Dominici Gregis (la costituzione apostolica promulgata da papa Giovanni Paolo II riguardante la Vacanza della Sede Apostolica e l’elezione del Romano Pontefice) prevede prima l’accettazione da parte del neo eletto e, poi, in caso affermativo, la scelta del nome, riassunta da una frase breve, rigorosamente in latino che il cardinale Piero Parolin, alla vigilia del conclave uno dei più papabili, pone al nuovo pontefice.
Quo nomine vis vocari? Vocabor Leo.
Leone, dunque, il quattordicesimo nella storia della Chiesa di Roma. Un nome pregno di significati, adottato in passato da papi che hanno lasciato segni indelebili del loro pontificato. Si pensi a Leone Magno o a Leone XIII, il pontefice della Rerum novarum.
Di certo una scelta più tradizionale rispetto a quella dirompente fatta dodici anni prima da Jorge Maria Bergoglio che alla domanda su come volesse essere chiamato, con un filo di voce e una visibile emozione, aveva risposto Franciscus, un nome bellissimo, molto diffuso nel mondo ma da sempre ignorato dai predecessori del papa argentino, capaci di scegliere i nomi più disparati, alcuni comuni, altri decisamente inconsueti, senza mai optare, però, per il nome del santo di Assisi.
Il nome di Pietro
La tradizione per i neoeletti pontefici di assumere un nome diverso da quello di nascita affonda le radici nella storia della Chiesa. Ma non è sempre stato così. Perché la vicenda dei nomi dei papi non alligna subito nella storia della Chiesa.
I primi papi, infatti, mantenevano il loro nome originario, quello ricevuto all’atto del battesimo. Non fu così, però, per il primo pontefice. Pietro, infatti, lasciò l’originario Simone per l’appellativo datogli direttamente da Gesù.
Nel vangelo di Giovanni, man solo, si racconta che Gesù, dove aver incontrato Simone abbia esclamato:
«Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: “Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa” – che significa Pietro.»
Quando i papi mantenevano il loro nome
Ma il mutare dei nomi dei papi per alcuni secoli non fu affatto un’esigenza. Per questo il caso di Simone, divenuto Pietro per volontà di Cristo, fu un unicum.
Pietro a parte, infatti, i primi papi, cinquantaquattro per l’esattezza, mantennero i loro nomi originari; ecco quindi Lino, Cleto, Anacleto, Evaristo, Telesforo, Igino, Aniceto, Milziade, Siricio, Ormisda ma anche nomi più comuni come Alessandro, Sisto, Lucio, Stefano, Giulio e via di seguito, un percorso che si snodò inalterato fino al 2 gennaio del 533 d.C.
La scelta di Mercurio
In quell’anno, infatti, a divenire il 56° romano pontefice fu Mercurio (in altre fonti Mercuriale) presbitero della chiesa romana di San Clemente.
Romano di Roma, figlio di Proietto, Mercurio fu designato in un momento non semplice per la Chiesa di Roma, tanto che la sua nomina avvenne due mesi dopo la morte del suo predecessore, Bonifacio II, la cui nomina era stata contrastata da alcuni presbiteri che gli avevano contrapposto Dioscuro.
La prima decisione che Mercurio prese riguardò il suo nome. Ritenuto decisamente ingombrante, specie agli occhi dei suoi non pochi oppositori, in particolari degli antisimoniaci che avevano contestato la sua stessa nomina.
In effetti che il successore di Pietro, il vescovo di Roma, pur stimato dai più, avesse un nome evocante tradizioni pagane, con espliciti richiami all’antico politeismo era quantomeno imbarazzante.
Per cui, seppur a malincuore, Mercurio rinunciò. A quel nome così ingombrante, che nella cosmogonia classica era il dio dei commerci, nonché protettore dei viaggiatori e, persino dei ladri.
Insomma, un carico onestamente troppo pesante da portare per il neo eletto papa che, saggiamente, optò per un evangelico Giovanni, il nome del discepolo più amato da Cristo ma anche del Battista.
Quella opportuna, inevitabile decisione cambiò per sempre la storia della Chiesa e del papato.
Da opzione a tradizione
Da Mercurio in poi l’adozione di un nuovo nome da parte dei pontefici fu prima un’opzione particolarmente caldeggiata che trovò favorevoli e, inevitabilmente, contrari.
Alcuni pontefici decisero di mantenere il proprio nome. Altri, invece, preferirono assumerne uno nuovo, come nel caso di Giovanni XIV.
Nato Pietro Canepanova, originario di Pavia, il nuovo papa, eletto nel novembre del 983, decise di rinunciare al nome originario. Lo fece per evitare che la Chiesa di Roma avesse un secondo papa chiamato Pietro.
L’ultimo papa che mantenne il proprio nome
L’ultimo pontefice a mantenere il proprio nome fu papa Marcello II.
Eletto il 9 aprile del 1555, al termine di un conclave decisamente breve, siamo in piena Controriforma, il neo pontefice, al secolo Marcello Cervini, toscano di Montepulciano, decise di non mutare nome, mantenendo il proprio e questo perché, come scrisse lo storico Paolo Sarpi voleva «far comprendere che la nuova dignità non lo aveva fatto in nulla cambiare.»
Ma Marcello II fu l’ultimo a non modificare il nome di nascita.
A partire dal successore Paolo IV, al secolo Gian Pietro Carafa, tutti i pontefici optarono per la rinuncia al proprio nome. Iniziò il periodo della scelta di un nome del tutto nuovo. Ma nel fare ciò si guardarono bene di assumere, al contempo, nomi troppo impegnativi. Non scelsero Pietro, il primo vicario di Cristo, neppure Giuseppe, il padre putativo di Gesù. Ma evitarono anche di utilizzare i nomi degli arcangeli, dunque Gabriele, Raffaele e Michele, così come non scelsero il nome dei dodici apostoli, eccezion fatta, ovviamente, per Giovanni, scelto ben ventitré volte.
Non fu scelto, neppure, almeno fino al 2013, il nome Francesco, nonostante fosse legato a uno dei santi più amati e venerati dagli italiani.
Papa Luciani e la scelta del doppio nome
A proposito dei nomi pontificali impossibile non menzionare l’uso del doppio nome, una novità introdotta per la prima volta nel 1978.
In quell’anno davvero straordinario, che vide ben tre papi sul soglio petrino, il neo eletto cardinale Albino Luciani che il conclave elesse all’indomani della scomparsa di Paolo VI, al momento del Quo nomine vis vocari, fece una scelta davvero rivoluzionaria.
Al cardinale Jean-Marie Villot che pose la fatidica domanda sul nome pontificale Albino Luciani diede una risposta sconcertante. Con una voce, se possibile ancora più flebile del solito, rispose: vocabor Ioannes Paulus.
Giovanni Paolo, dunque, un nome doppio, un’autentica novità nella millenaria storia della Chiesa di Roma. Mai, infatti, nei precedenti duecentosessantadue papi avevano mai assunto un doppio nome.
Si tratta, indiscutibilmente, di un gesto rivoluzionario, il primo di altri compiuti da Luciani in quei trentatré giorni di pontificato (la rinuncia al plurale maiestatis o alla solenne incoronazione) che lascia perplessi più di un cardinale elettore, tra cui l’arcivescovo di Genova Giuseppe Siri, il più papabile alla vigilia del conclave inauguratosi il 25 agosto 1978.
Pochi minuti dopo, in occasione dell’habemus papa, il cardinale Pericle Felici, nell’annunciare il nuovo papa, disse «qui sibi nomen imposuit Ioannis Pauli primi.» Commise, tuttavia, un piccolo errore, un’imprecisione. Solitamente, infatti, l’ordinale non si aggiungeva quando un papa assumeva per la prima volta un nome pontificale ma anche in quel caso fu una prima volta.
A proposito di questa insolita scelta, Luciani sulle prime pensò anche al nome Pio, opzione, però, subito accantonata per evitare possibili polemiche, nei giorni a seguire l’elezione così la motivò, sottolineando il forte legame spirituale con i suoi predecessori:
«Io non ho né la sapientia cordis di papa Giovanni e neanche la preparazione e la cultura di papa Paolo, però sono al loro posto, devo cercare di servire la Chiesa. Spero che mi aiuterete con le vostre preghiere.»

