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Ungaretti e Bontempelli: storia di un duello letterario

Bontempelli e Ungaretti

Una domenica d’inizio agosto del 1926, il giardino di una delle abitazioni più invidiate di Roma, quella di Luigi Pirandello, di proprietà Federico Nardelli, divenne teatro di un singolare duello “letterario” che vide protagonisti Giuseppe Ungaretti e Massimo Bontempelli che si sfidarono con tanto di spade ben affilate.

Questo è il racconto di quella incredibile sfida che, per fortuna, eccezion fatta per una lieve ferita toccata in sorte a Ungaretti, non ebbe conseguenze tragiche.

Ungaretti e Bontempelli: due letterati duellanti

Roma, via Antonio Bosio, domenica 8 agosto 1926, metà mattina. Dalle persiane della sua bella casa romana, opportunamente socchiuse per placare l’accecante luce agostana, Luigi Pirandello scruta la scena che nel sottostante giardino sta per materializzarsi.

Luigi Pirandello
Luigi Pirandello

Tra poco, infatti, quel verde perenne, come lo definì lo scrittore Corrado Alvaro che corona l’abitazione del futuro premio Nobel, sarà teatro di un insolito duello “letterario” animato non da ricercate parole ma da spade acuninate, opportunamente affilate per scagliare taglienti fendenti.
A sfidarsi in questa singolar tenzone dal sapore antico, quasi medievale, sono due volti noti, due scrittori di fama: Giuseppe Ungaretti da Alessandria d’Egitto e Massimo Bontempelli da Como.

Il primo è uno dei poeti italiani più apprezzati del suo tempo, con alle spalle più di un celebre componimento, tra cui “Soldati”, vero e proprio manifesto dell’Ermetismo.

Il secondo, invece, è uno scrittore raffinato e anticonvenzionale, teorizzatore di un neoclassicismo letterario, da lui stesso definito “realismo magico”. Ma Bontempelli è innanzitutto una personalità complessa, istrionica, spesso fuori dagli schemi e non solo per quello che scrive.

Vegetariano convinto, pianista oltre che compositore, amico di Giorgio De Chirico e Luigi Pirandello, fondatore con Marinetti del Partito Politico Futurista, Bontempelli in occasione dello scoppio della Prima guerra mondiale si schiera convintamente dalla parte degli interventisti, condividendo appieno la posizione di coloro, con D’Annunzio in testa, che spingono perché l’Italia entri nel conflitto.

Ma come è possibile che due stimati scrittori, piuttosto che gareggiare a colpi di versi, abbiano scelto di farlo con delle vere e proprie armi, seppur in una sfida solo al primo sangue?

Le ragioni del duello tra Ungaretti e Bontempelli

Galeotta è stata un’accesa polemica giornalistica, sorta dalle colonne di due fogli della Capitale: “L’Italiano”, rivista letteraria nata alcuni mesi prima da un’idea di Leo Longanesi e “Il Tevere”, quotidiano fondato da Telesio Interlandi.

Massimo Bontempelli
Massimo Bontempelli

Su questi due giornali, a colpi di ficcanti corsivi, Ungaretti e Bontempelli si sono attaccati reciprocamente, scambiandosi giudizi non proprio lusinghieri, culminati con una roboante accusa di diffamazione, pubblicata sul “Il Tevere” e indirizzata da Bontempelli a Ungaretti.

Ma la trama di quello che sembra un romanzo di cappa e spada, il cui incipit è la disputa giornalistica e l’epilogo il duello al primo sangue, prevede una tappa intermedia: l’umiliazione del Caffè Aragno.

Giuseppe Ungaretti
Giuseppe Ungaretti

Qualche giorno prima del combattimento nel giardino di Pirandello, Bontempelli si era recato presso il Caffè Aragno certo di trovarvi Ungaretti che, infatti, stava seduto a uno dei tavolini della cosiddetta terza saletta, il più intimo degli ambienti del noto caffè romano, da anni non solo un punto di ristoro.

Il Caffè Aragno, al civico 180 di via del Corso, dal giorno della sua inaugurazione, nel 1886, è, infatti, un punto di ritrovo di artisti, letterati, politici, un luogo che anni dopo il grande giornalista Orio Vergani definì il “sancta sanctorum della letteratura, dell’arte e del giornalismo.”

Ma torniamo al giorno in cui Bontempelli va alla ricerca del poeta originario di Alessandria d’Egitto. Dopo averlo trovato Bontempelli non solo lo apostrofa in un modo non proprio elegante, ma lo schiaffeggia platealmente, provocando la reazione del poeta, tempestivamente bloccata, però, dall’intervento di alcuni camerieri.  Ma il letterario alterco non si conclude lì.

Il duello va in scena

I due, infatti, stabiliscono che a dirimere la questione sarà un duello al primo sangue, in cui vincerà il primo dei due che riuscirà a ferite l’altro.
E così sarà.

Teatro dell’insolita sfida viene eletta la casa di Luigi Pirandello non lontana da Villa Torlonia, da poco più di un anno l’abitazione privata di Benito Mussolini.

Ungaretti e Bontempelli pensano a tutto, designando anche i relativi testimoni: Gabriellino D’Annunzio, figlio del più noto Gabriele e il barone Baratelli per lo scrittore comasco; Federico Nardelli e Mauro Ittaro per Ungaretti.

Non solo padrini, però. Affinché il duello sia più regolare possibile è previsto un arbitro, incarico affidato al maestro Agesilao Greco, unanimemente riconosciuto come il miglior schermidore italiano.  Ora che tutto è in ordine non resta che dare inizio al duello.

Duello tra Ungaretti e Bontempelli

A confrontarsi non sono più un poeta che distilla parole per regalare emozioni e un romanziere che miscela realtà e fantasia, ma due belve feroci che ferinamente si scrutano prima di sferrare l’attacco decisivo.
Ungaretti e Bontempelli, entrambi in camicia bianca e con una delle due maniche alzate per snudare il braccio che impugna la spada, si studiano, sperando di scoprire eventuali debolezze.

Occorreranno tre assalti perché Bontempelli sia dichiarato da Agesilao Greco il vincitore.

L’autore del racconto “La scacchiera davanti allo specchio”, un caposaldo del realismo magico, (corrente artistica non solo letteraria ma anche pittorica e che ebbe in Felice Casorati, Carlo Carrà e Cagnaccio di San Pietro i migliori rappresentanti) riesce, infatti, al terzo attacco a colpire Ungaretti, rimasto lievemente ferito all’avambraccio destro, quanto basta, tuttavia, per la vittoria di Massimo Bontempelli.

Alla fine del duello, durato cinque minuti, i due contendenti su proposta di Greco si stringono la mano.

Il sereno è tornato e i letterati sfidanti prendono ognuno la strada di casa, non prima di aver salutato Pirandello, discreto anfitrione che ha osservato il tutto defilato, pensando, magari, di poter prendere spunto da quella singolare mattinata agostana per la trama di un suo prossimo romanzo.

A proposito di Massimo Bontempelli, negli anni a venire celebrato da scrittori quali Jorge Luis Borges o Gabriel Garcia Marquez che allo scrittore comasco riconobbero la primazia in merito alla genesi del realismo magico di cui loro saranno straordinari interpreti, il poeta Vincenzo Cardarelli ebbe a dire:

«Il cervello di Bontempelli è come una bombola d’alchimista dove tutto si trasforma e assume parvenze irreali e fantasiose. Ciò non vuol dire ch’egli non sia un artista di esperienze reali e vissute, un sagace satirico pittore dei nostri tempi.»

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