Per la Chiesa cattolica la data del 26 luglio è tradizionalmente legata alla celebrazione di San Gioacchino e Anna, i genitori di Maria, di cui si narra abbondantemente nei vangeli apocrifi ma non nelle Sacre Scritture, dove, invece, non sono mai menzionati.
Tale duplice ricorrenza fu voluta da papa Paolo VI nel 1969, in occasione della riforma del calendario liturgico. In quella circostanza si decise che il 26 luglio venisse celebrata non solo più Anna ma anche il suo sposo Gioacchino, la cui ricorrenza, prima della modifica, cadeva il 16 agosto.
A Gioacchino e Anna, di fatto i nonni materni di Gesù, è legata una delle scene più iconiche dell’arte, quella che fissa nell’eternità della pittura il bacio tra i due genitori della Vergine.
Questo è il racconto del primo bacio nella storia dell’arte, di un capolavoro pittorico firmato dal genio unico di Giotto.
Il bacio nella cappella degli Scrovegni: Genesi di un capolavoro
Padova, Cappella degli Scrovegni, primo registro, parete sud. Una delle scene più fotografate del meraviglioso ciclo pittorico realizzato da Giotto tra il 1303 e il 1305 che decora l’intera superficie della chiesa padovana intitolata a Santa Maria della Carità (anche se per il cronista padovano Giovanni da Nono la chiesa era intitolata alla Vergine Annunciata) ma nota a tutti con il nome del committente, quell’Enrico Scrovegni che la volle far edificare all’inizio del XIV secolo, è quella raffigurante il bacio tra Gioacchino e Anna, i genitori di Maria.
Tale popolarità è dovuta a tanti fattori, in primis l’indubbia bellezza della scena dipinta da Giotto ma anche l’irritualità della stessa, così intima, delicata, autentica, assolutamente privata.
Ma sul successo mediatico di quella porzione di affresco, il cui esatto titolo è L’incontro di Anna e Gioacchino alla Porta Aurea, pesa anche il piccolo, affascinante primato che fa sì che quel tenero bacio, splendidamente dipinto dal pittore toscano, sia il primo nella storia dell’arte.
La scena, l’ultima delle sei dedicate alle Storie di Gioacchino e Anna (in ordine La Cacciata dal tempio, Gioacchino tra i pastori, L’Annuncio ad Anna, L’Annuncio dell’Angelo a Gioacchino, Il sogno di Gioacchino e, in ultimo L’Incontro alla Porta Aurea) descrive l’incontro tra Gioacchino e Anna presso uno dei luoghi più importanti di Gerusalemme: la Porta Aurea o d’Oro, la più antica delle porte della Città Santa.
Giotto fissa nella suggestione unica dei colori e della vivacità della scena narrata, il bacio tra i due sposi, suggello di un amore più forte degli eventi, delle leggi, degli umani giudizi, preannuncio di un evento miracoloso che segnerà la storia.
La storia di Gioacchino e Anna
Gioacchino, infatti, stando a quanto narrato in diversi vangeli apocrifi, in particolare nel Vangelo dello Pseudo Matteo e nella Legenda Aurea di Iacopo da Varazze, una sorta di summa medievale dei molti testi non canonici (tra questi, a proposito della vicenda di Anna e Gioacchino, degni di nota sono il Protovangelo di san Giacomo e L’Evangelium de nativitate Mariae) dopo essere stato cacciato dal Tempio a causa della sua sterilità, decise di non tornare a casa da Anna ma di nascondersi in montagna. Una scelta dettata da un umanissimo senso di vergogna anche agli occhi della sua tribù, per la quale lui era un punto di riferimento, una figura particolarmente stimata.
Quel volontario esilio determinò la drammatica reazione di Anna. Ignara di tutti gli avvenimenti succedutisi da quando Gioacchino era partito per recarsi al tempio per la festa della Dedicazione, non vedendolo più tornare e non sapendo più nulla di lui, lo credette morto.
Ma Dio ebbe compassione per quei due sposi.
Nei giorni a seguire un angelo annunciò ad Anna non solo la sua prossima gravidanza ma anche che suo marito era vivo. Lo stesso angelo fece visita in sogno a Gioacchino dicendogli:
«Io sono il tuo angelo custode; non aver paura. Ritorna da Anna, tua consorte, perché le tue opere di misericordia sono state narrate a Dio e siete stati esauditi nelle vostre preghiere»
E quell’incontro si materializzò alla Porta Aurea, suggellato da un bacio tenerissimo, teologica allusione alla futura, miracolosa procreazione.
Il bacio nella cappella degli Scrovegni: analisi di un capolavoro
Giotto inserisce la scena in un contesto dominato dall’incontro tra i due anziani sposi, collocati appena fuori la porta mentre il resto dei personaggi, eccezion fatta per la figura del pastore, è inserito nello spazio delimitato dalla possente arcata che nell’architettura ricorda l’Arco di Augusto a Rimini, struttura probabilmente nota a Giotto, volutamente rappresentata con dimensioni non reali (la struttura è solo di poco più alta rispetto a tutte le figure presenti), proprio per sottolineare l’assoluta centralità dei due sposi e delle altre figure umane sul luogo stesso che non poteva e non doveva risultare protagonista.
A proposito dell’incontro tra i due sposi, che Giotto per sottolineare la loro santità incorona con l’aureola, lo storico dell’arte Piero Adorno ha scritto:
«I due santi si incontrano, si abbracciano, formando una sola massa compatta, più larga alla base, più stretta in alto, dove il cingersi delle braccia e l’accostarsi dei visi rendono il significato delle singole individualità (si noti la differenza dei colori) che tuttavia si fondono costituendo un’unica volontà d’amore reciproco, un’unica fede, nella certezza della futura nascita di Maria.»

