Tra le tante riforme promosse Mustafa Kemal Atatürk, fondatore e primo presidente della Repubblica turca, una delle più importanti riguardò le donne, protagoniste di una vera e propria rivoluzione.
Il diritto al voto per le donne
Ankara, 8 febbraio 1935. All’apertura delle urne per il rinnovo della Grande Assemblea Nazionale Turca emerge un dato storico. Nel parlamento turco, la cui sede si trova ad Ankara, dal 13 ottobre 1923 la nuova capitale in luogo dell’antica Istanbul, per la prima volta entrano diciotto donne.
In questo primo trentennio del Novecento non sono molti gli Stati dove alle donne è concesso di votare. Tra questi la Finlandia, dove tale diritto è stato ottenuto nel 1906, la vicina Norvegia, nel 1913 o la Danimarca, in cui il diritto al voto arriva nel nel 1915. Non solo, tuttavia, paesi scandinavi. Le donne possono votare anche in Irlanda, dal 1915, nella Russia rivoluzionaria, dal 1918, in Germania, dal 1919, in Svezia, dal 1919, in Austria, dal 1920, in Ungheria, dal 1920, nella neonata Cecoslovacchia, dove tale diritto si profila nel 1921 e, poi, Regno Unito, nel 1928 e Spagna, nel 1931.

A questo gruppo, non molto nutrito ma importante, si aggiunge anche la Turchia dove, da alcuni anni, governa Mustafa Kemal, il generale che ha contribuito in modo decisivo alla nascita della Repubblica Turca, all’indomani della fine della Prima guerra mondiale e al quale il parlamento, a margine della cosiddetta legge sui cognomi (fino a quella data i turchi non possedevano un cognome) ha assegnato il titolo Atatürk, letteralmente “Padre dei turchi”.
Il voto dell’8 febbraio è figlio della riforma elettorale varata il 5 dicembre 1934 con la quale le donne turche hanno ottenuto il diritto al voto attivo e passivo, ennesima conquista dopo aver conseguito, quattro anni prima, la possibilità di votare, seppur solo alle elezioni locali.
Si tratta, invero, dell’ennesimo tassello di un mosaico, quello della questione femminile che da quando Atatürk guida il paese della Mezzaluna, si sta, tessera dopo tessera, rapidamente completando.
Precedenti conquiste femminili
Prima del voto, le donne in Turchia avevano già conquistato una serie di importanti diritti, statuiti dal codice civile approvato nel 1926, rielaborazione di quello vigente in Svizzera che Atatürk e i suoi collaboratori avevano attentamente studiato.
Significativi, in tal senso, sono provvedimenti quali l’eliminazione del ripudio della moglie concesso all’uomo, l’abolizione della poligamia, il diritto per i coniugi al divorzio, la custodia dei figli da parte di entrambi i genitori e, rimanendo in tema di unioni, la cancellazione del matrimonio infantile, una piaga molto diffusa nel mondo islamico e non solo.
Riforme importanti che scardinano la società turca, atavicamente basata su un’impostazione maschilista e patriarcale, un sistema che Atatürk vuole abbattere, seguendo i modelli sociali occidentali conosciuti anni prima nel corso dei suoi viaggi all’estero.
La parità dei diritti tra uomini e donne è per il leader turco una missione, un approdo inevitabile se si vuole davvero riformare la vita del popolo turco. Si spalancano per le donne le porte dell’università, un mondo fino a quel momento precluso, specie nell’ambito di facoltà quali medicina o ingegneria.

Le trasformazioni volute da Atatürk permettono alle donne di diventare insegnanti in scuole miste ma anche e soprattutto giudici, una possibilità, quella della partecipazione ai concorsi in magistratura, impedita a molte donne in altri paesi come in Italia, dove tale approdo sarà permesso solo a partire dal 1963, in virtù di una specifica legge.
Le prime parlamentari
Mebrure Gonec, Sekibe Insel, Fatma Memik, Seniha Hizal, Hati Cirpan che prima di entrate in Parlamento viene eletta muhtar, l’equivalente di un capovillaggio. E poi, Hatice Ozgener, Fakihe Oymen, Esma Nayman, questi i nomi di alcune di quelle diciotto parlamentari che nel 1935 fanno ingresso per la prima volta nella Grande Assemblea Nazionale Turca, apripista ad altre donne politiche.

Nel 1950 Mufide Ilhan è eletta sindaco di Mersin, importante centro dell’Anatolia meridionale. Passano gli anni e sulla strada, spesso impervia, dei diritti delle donne, ecco scolpito il nome di Tansu Çiller, la prima donna premier della Turchia. È il 22 giugno 1993. In quel primo giorno d’estate la Çiller al momento di giurare avrà sicuramente pensato a quelle diciotto donne, pioniere in un Paese che stava rapidamente cambiando
A proposito delle donne, in un taccuino datato 1918, quando la rivoluzione turca era ancora di là da venire e la Turchia faceva parte di un impero prossimo alla fine, declinato al maschile in cui le donne erano poco più che oggetti, Atatürk scrisse:
«La questione femminile deve essere affrontata con coraggio. Le donne devono riempire le loro menti di scienza e arte. Insegniamo loro la cultura e la virtù affinché possano conservare la propria dignità.»

