La cecità entrò nella vita di Totò improvvisa e in modo drammatico, in un giorno di inizio maggio. Si palesò in un momento di grande gioia professionale, visto che dopo sette anni d’assenza tornava al suo grande amore: il teatro. E proprio sul palcoscenico, mentre Totò recitava, calò repentino il buio: fu la peggiore delle notti.
Questo è il racconto di quando Totò divenne cieco.
Totò torna a teatro
Palermo, teatro Politeama, venerdì 3 maggio 1957. Alle 21 in punto il sipario del grande teatro palermitano, inaugurato nel 1874 e capace di contenere quasi mille persone, si alza. L’attenzione di tutto il pubblico è solo per lui, per Totò.
Il grande comico napoletano è nel capoluogo siciliano con A prescindere, rivista scritta da Francesco Marinelli (più noto con lo pseudonimo Nelli) e Mario Mangini, che ne cura anche la regia. La tappa palermitana è l’ennesima di una trionfale tournée, scandita da teatri sempre pieni e da pubblici in visibilio. I ripetuti “tutto esaurito” sono la conferma della bontà della decisione di riportare Totò sul palcoscenico dopo un lungo periodo di assenza.
L’ultima volta, infatti, era stata nel 1949 con Bada che ti mangio di Michele Galdieri. Quella rivista — che vedeva sul palco, oltre a Totò, anche Anna Magnani, Isa Barzizza, Mario Riva e il sempre presente Mario Castellani — fu un grandissimo successo. Poi Totò si dedicò, non senza dispiacere, soltanto al cinema. A farlo tornare al teatro era stato il suo storico impresario, Remigio Paone, che aveva già prodotto altri suoi spettacoli, tra cui Volumineide.
La prima assoluta di A prescindere si tiene al Sistina, dopo le prove generali andate in scena a Perugia.
La scelta del Sistina non è a caso, visto che è uno dei teatri più importanti di Roma. E il 1° dicembre 1956, il giorno della prima, il teatro Sistina accoglie Totò con il primo di una serie di pienoni.
Un anno ricco di soddisfazioni
Quel 1956 che si sta per chiudere è uno degli anni professionali più importanti per l’attore. Si tratta, infatti, di un anno cinematograficamente parlando di enorme successo. Totò gira in quel 1956 ben quattro film, di cui tre accanto a Peppino De Filippo, un sodalizio che andrà avanti per altri anni.
La banda degli onesti a gennaio; Totò, Peppino e la Malafemmina a giugno e Totò, Peppino e i fuorilegge ad ottobre. A queste tre pellicole si aggiunge anche a Totò lascia o raddoppia? con nel cast Rosanna Schiaffino, Carlo Croccolo e pure Mike Bongiorno.
Ma l’impegno cinematografico, almeno in quel fine 1956, è alle spalle. Ora è tempo di tornare a recitare dal vivo, di calcare nuovamente il palcoscenico.
A Roma A prescindere rimane in cartellone ben due mesi, raccogliendo ogni sera lunghi applausi per tutto il cast: Totò, Enzo Turco, Yvonne Menard, Franca Gandolfi e Franca Maj.
Non un semplice raffreddore
Dopo Roma è la volta di Milano, dove la compagnia riscuote pari successo. Ma dietro quel trionfo si sta per consumare il dramma.
Accade una sera di inizio febbraio. Totò, di ritorno da una delle tante repliche milanesi, rientra in albergo e si sente male: ha la febbre molto alta e un’insolita debolezza. La compagna Franca Faldini chiama un medico che, dopo la visita, non ha dubbi: si tratta di una broncopolmonite di origine virale. Prescrive subito antibiotici ma, soprattutto, tanto riposo.
La diagnosi è infausta, ma a preoccupare Totò è soprattutto la terapia. Se rispetterà alla lettera il diktat del medico, il futuro della tournée sarà fortemente a rischio: altri attori si possono sostituire, il capocomico no. Totò ne parla con Paone, disperato quanto lui, e alla fine i due trovano una soluzione. Dopo alcuni giorni di assoluto riposo e diverse recite saltate, Totò torna sul palcoscenico. Ma non sta bene, ed è evidente.
Le dosi massicce di antibiotici, il lavoro forzato e la mancanza di riposo debilitano un fisico già compromesso. A Sanremo la situazione precipita: durante i festeggiamenti per il matrimonio di Sandro e Josey — due ballerini della compagnia a cui Totò regala persino una Fiat 500 — emergono prepotenti i primi problemi alla vista. Totò confessa a Franca di vedere tutto traballare intorno a sé, come se fosse ubriaco. Un oculista lo visita e lo tranquillizza, così lo spettacolo va avanti.
“Non ci vedo più”
I fastidi però peggiorano, in un crescendo che tocca l’acme a Palermo.
È la sera del 3 maggio. Il Politeama è esaurito in ogni ordine di posto. Totò è in scena da pochi minuti e sta recitando lo sketch di Napoleone, uno dei momenti più esilaranti della rivista. D’improvviso, tutto si fa buio, come se qualcuno avesse spento tutte le luci. Sulle prime Totò pensa a un disturbo temporaneo: sbatte rapidamente le palpebre, sperando che il gesto scacci quel velo nero calato dal nulla. Ma non è così: Totò non ci vede più.
Lo spettacolo, in qualche modo, viene portato a termine. L’attore torna sul palco anche il giorno dopo e recita persino domenica 5 maggio, prima nel matinée e poi nella replica serale, indossando sempre occhiali da sole. Un tentativo disperato e purtroppo inutile: quella recita serale del 5 maggio 1957 segnerà non solo la fine del tour, ma l’addio definitivo di Totò al teatro.
La diagnosi del professor Cascio è spietata: una serie di emorragie all’occhio ha provocato la cecità. L’oculista non sa dire se la condizione sia temporanea o permanente, ma su un punto è categorico: continuare la tournée è da escludere.
Totò, obtorto collo, accetta. Franca Faldini (che a Palermo ha dovuto sostituire in scena l’indisposta Franca Maj) e la figlia Liliana sono irremovibili. Più cinico è invece Remigio Paone. Per l’impresario l’attore potrebbe riprendere a recitare dopo qualche giorno di pausa, come a Milano. Ma questa volta è diverso. Totò rientra a Roma e inizia una lunga convalescenza fatta di cure, riposo e buio quasi assoluto. Paone, furioso per l’interruzione dello spettacolo, arriverà a trascinare l’artista in tribunale per inadempienza contrattuale.
Qualche giorno prima della prima palermitana, confidandosi sulla possibilità di fermarsi per i problemi agli occhi, Totò aveva detto:
«Ma come faccio a lasciare la compagnia? Mi aspettano a Palermo, a Siracusa. Mi attendono soprattutto a Napoli, dove devo concludere la tournée. Non posso tradire il mio pubblico meridionale, soprattutto quello della città dove sono nato.»

