C’è stato un tempo in cui la letteratura si trasformava in sceneggiati televisivi, come un tempo si chiamavano le serie di oggi.
Tra i grandi classici ci fu anche Sandokan, il protagonista dei romanzi senza tempo di Emilio Salgari.
Questo è il racconto del Sandokan televisivo, un programma che divenne un oggetto di culto per gli italiani.
L’esordio televisivo
Il giorno della Befana del 1976, milioni di italiani alle 20:30 in punto fecero la medesima azione: mettersi davanti alla tv e sintonizzarsi sul Programma Nazionale (così si chiamava allora RAI 1) per assistere alla prima puntata di Sandokan, una coproduzione tra Italia, Francia e Germania dell’Ovest.
A firmare quello sceneggiato – come nel millennio scorso si chiamavano le attuali serie tv – fu il regista Sergio Sollima, una laurea in legge, un diploma al Centro Sperimentale di Cinematografia e diversi film alle spalle, ma alla sua prima prova con un prodotto televisivo.
Sollima, nel dare vita a Sandokan (essenzialmente basato su due romanzi in particolare di Salgari, Le tigri di Mompracem e I pirati della Malesia), mise in piedi un cast di tutto rispetto, creando un perfetto mix tra interpreti più navigati e altri meno esperti.
Kabir Bedi e gli altri
All’attore indiano Kabir Bedi, che Sollima volle personalmente dopo averlo visto a Mumbai, affidò il ruolo del protagonista: il principe malese Sandokan, la Tigre di Mompracem, divenuto pirata per vendetta dopo essere stato spodestato dagli odiati inglesi.

A Carole André, attrice francese con alle spalle già diversi film – tra cui Morte a Venezia di Luchino Visconti e con cui Sollima aveva già lavorato in Faccia a faccia – diede la parte della bella Marianna, la Perla di Labuan.
Ma del cast fecero parte, tra gli altri, anche il nostro Adolfo Celi, nei panni del perfido James Brooke; Philippe Leroy, in quelli del corsaro portoghese Yanez de Gomera; e Milla Sannoner, che prestò il proprio volto a Lucy Mallory, personaggio non presente nei romanzi di Salgari ma inventato dagli sceneggiatori televisivi, al pari del colonnello Sir William Fitzgerald, interpretato dal nostro Andrea Giordana.
Un’attesa spasmodica
Quel martedì 6 gennaio 1976 la maggior parte degli italiani disertò le sale cinematografiche, solitamente molto affollate nel giorno della Befana, nonostante l’offerta al botteghino fosse davvero notevole.
Quel giorno, infatti, erano in cartellone il geniale Amici miei di Mario Monicelli, L’anatra all’arancia (divertente commedia con Ugo Tognazzi e Monica Vitti) e un classico dell’animazione, l’intramontabile Cenerentola di Walt Disney.
Sandokan, fin dalla prima puntata, piacque agli italiani, entusiasti di Kabir Bedi, di Adolfo Celi, della bellissima Carole André, nonché delle splendide ambientazioni che fecero sognare milioni di spettatori.
Una sigla indimenticabile
Ma a rendere indimenticabile lo sceneggiato salgariano fu anche l’azzeccatissima sigla, musicalmente firmata dai fratelli Guido e Maurizio De Angelis (gli Oliver Onions), gruppo specializzato in brani musicali per cinema e tv, con alle spalle successi quali Per grazia ricevuta e Anche gli angeli mangiano fagioli, o per la tv Quaranta giorni di libertà (sceneggiato firmato da Leandro Castellani) e il telefilm di fantascienza Spazio 1999.
La colonna sonora dello sceneggiato di Sollima, con quel roboante incipit “Sandokan, Sandokan, giallo il sole la forza mi dà”, divenne un vero e proprio tormentone, un successo discografico che vendette milioni di copie, che neppure gli autori stessi, pur convinti del valore della loro opera, avrebbero potuto immaginare.
Tra successo e critiche feroci
Eppure, non tutti furono convinti dall’idea di portare in tv le avventure salgariane. Il giorno stesso della messa in onda della prima puntata, una delle penne migliori del Corriere della Sera, lo scrittore e giornalista Giulio Nascimbeni, in un celebre editoriale dall’emblematico titolo “Per favore non uccidere Sandokan”, ripropose l’atavico dilemma se e come utilizzare la letteratura nel cinema e nella televisione.
Per Nascimbeni la trasposizione televisiva di Sandokan, dando una corporeità ai vari personaggi salgariani, avrebbe soffocato l’immaginazione di milioni di lettori che, consumando i romanzi di Salgari, si erano costruiti i loro personalissimi Sandokan, Yanez de Gomera, Marianna Guillonk e tanti altri.
Con buona pace di Nascimbeni, l’uccisione di Sandokan non avvenne. Sergio Sollima, Kabir Bedi, Adolfo Celi, Philippe Leroy e tutto il cast, infatti, non solo non distrussero le suggestive emozioni che Salgari aveva infuso nelle pagine dei suoi libri – amatissimi anche da Eugenio Montale – ma diedero una seconda vita a romanzi senza tempo.
La televisione, dopo il successo del bellissimo Pinocchio di Luigi Comencini (che seguiva sceneggiati di successo come l’Odissea e l’Eneide), confermò come la letteratura potesse e dovesse essere portata sul piccolo schermo, per la soddisfazione di tutti.
Del Sandokan televisivo venne fatta anche una riduzione cinematografica, sempre per la regia di Sergio Sollima (che lavorerà ancora con Kabir Bedi e Carole André nel film Il corsaro nero), con il montaggio curato da Alberto Galliti.
Il film, diviso in due parti, venne distribuito nelle sale italiane nel periodo pasquale di quello stesso fortunato 1976, ma non ottenne lo stesso straordinario successo del “fratello maggiore” televisivo, che rimane ancora oggi una delle pietre miliari della storia della televisione italiana.

